
I Pfas sono composti chimici utilizzati in numerosi processi industriali e produttivi. E una volta rilasciati nell’ambiente, si distinguono per la loro elevata persistenza e la capacità di accumularsi, con effetti potenzialmente gravi sulla salute umana. Tra questi, si segnalano danni al fegato, disturbi della tiroide, obesità, problemi di fertilità e un aumento del rischio di tumori.
Nei mesi di settembre e ottobre, Greenpeace ha condotto un’ampia indagine sulla qualità delle acque potabili in tutta Italia, con l’obiettivo di individuare la presenza di queste sostanze, i Pfas.
I test, svolti in collaborazione con un laboratorio indipendente e certificato, hanno rilevato 58 molecole appartenenti al gruppo dei Pfas.
L’indagine ha evidenziato una contaminazione diffusa nelle reti idriche italiane, con almeno tre campioni positivi per ciascuna Regione analizzata. Su un totale di 260 campioni esaminati, ben 206 (pari al 79%) contenevano almeno una sostanza riconducibile ai Pfas. Tra i composti rilevati, il Pfoa, classificato come cancerogeno, è risultato il più presente (47% dei campioni), seguito dal Tfa, una molecola a catena ultracorta (40%), e dal Pfos, considerato un possibile cancerogeno (22%).
La Toscana è tra le peggiori d’Italia, per acqua potabile inquinata dai Pfas. Le maggiori criticità si registrano in quasi tutte le regioni del Centro-Nord, quindi compresa è la Toscana. Nel Granducato sono risultati positivi 25 campioni su 31, un dato appena migliore rispetto a Liguria (8 campioni contaminati su 8 analizzati) e Trentino Alto Adige (4/4).
Le province toscane più colpite sono Arezzo (la città più inquinata in Italia da PFAS), Prato e Lucca, mentre le meno contaminate risultano Siena e Grosseto.
Questi dati, riportati recentemente anche in un articolo de La Nazione, rappresentano una conferma delle gravi preoccupazioni legate alla contaminazione da Pfas in Italia. Greenpeace Italia, attraverso le parole di Giuseppe Ungherese, responsabile della campagna Inquinamento, ha espresso un netto giudizio:
“È inaccettabile che, nonostante prove schiaccianti sui gravi danni alla salute causati dai Pfas, alcuni dei quali riconosciuti come cancerogeni, e la contaminazione diffusa delle acque potabili italiane, il nostro governo continui a ignorare questa emergenza, fallendo nel proteggere adeguatamente la salute pubblica e l’ambiente. Ancora oggi non esiste nel nostro Paese una legge che vieti l’uso e la produzione dei Pfas. Azzerare questa contaminazione è un imperativo non più rinviabile.”
La necessità di un intervento deciso e immediato per ridurre l’impatto di queste sostanze sull’ambiente e sulla salute umana è ormai evidente. I Pfas, conosciuti anche come “sostanze chimiche per sempre” per la loro resistenza alla degradazione, rappresentano una minaccia concreta e persistente che non può essere più ignorata.

Anche se ogni fonte, inclusa Greenpeace, potrebbe aver condotto analisi suscettibili di revisione, come affermano al Comune di Arezzo, noi non suggeriamo di aspettare unicamente gli interventi di istituzioni o gestori, spesso lenti o insufficienti nell’affrontare questa problemantica sull'acqua potabile.
Agire subito è il consiglio: da un lato, diffondendo queste informazioni per sensibilizzare quante più persone possibile sul problema dei Pfas, dall’altro, prendendo provvedimenti concreti a livello individuale. Una scelta efficace è quella di dotarsi di un depuratore d’acqua domestico con filtri specifici in grado di bloccare queste sostanze nocive. È un piccolo ma importante passo verso la tutela della nostra salute e di quella delle nostre famiglie.
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